Nessun vincolo per i medici pubblici in pensione

31 marzo 2017

Articolo Informaiop 213 del 30.03.2017:

Risolta la questione dei medici della sanità pubblica in pensione

La risposta del sottosegretario Davide Faraone - 31.03.2017

L’intesa delle Regioni e PP.Aut. del 29 settembre 2016 aveva destato non poche preoccupazioni, poiché, quasi a chiosa di un accordo riguardante la regolazione dei flussi finanziari connessi alla mobilità degli assistiti tra le Regioni per gli anni 2014 - 2015, si affrontava il tema dell’occupazione dei medici pubblici in quiescenza nel settore privato: “Impegno comune delle Regioni deve essere quello di affrontare il tema dei professionisti collocati a riposo e che nel pubblico non possono più esercitare l’attività e che hanno trovato ampio spazio nel settore privato, anche accreditato, le cui prestazioni restano comunque a carico del settore pubblico. In tal senso verrà predisposto uno specifico emendamento all’articolo 6 del DL.90/2014 convertito in legge 11 agosto 2014, n.114, in sede di Legge di bilancio, al fine di estendere il divieto ad operare nel settore privato accreditato”. La nota era certamente discriminatoria per i medici pubblici che sarebbero stati penalizzati quando collocati a riposo, con conseguente possibilità di censure di incostituzionalità. La norma avrebbe inoltre avuto un effetto di impoverimento di un sistema che si giova di quanti, per loro scelta, decidono di mettere ancora a disposizione competenza ed esperienza davvero uniche. Oltre alle reazioni delle Società Scientifiche Arsop e Aiolp (vd. Informaiop n.191 del 21/10/2016), avevamo già informato i Consiglieri nazionali Aiop dell’opposizione di questa Sede, esercitata sul Governo nell’iter legislativo della Finanziaria 2017, che in sede di approvazione non aveva accolto l’invito delle Regioni. Sull’argomento è intervenuto lo scorso 24 marzo il Sottosegretario di Stato alla salute, Davide Faraone, in risposta ad un’interpellanza del PD alla Camera, che chiedeva al Governo, tra l’altro, “se non ritenga di assumere le iniziative normative necessarie per l'introduzione di un regime di incompatibilità per il personale dirigente della sanità pubblica in quiescenza al fine di escludere che possa operare come consulente di strutture private all'interno dello stesso distretto socio-sanitario nel quale aveva prestato la propria opera professionale”. Il Sottosegretario Faraone, su questo punto, ribadendo i principi normativi che già ad ora impediscono alle amministrazioni pubbliche di avvalersi di personale medico in quiescenza, non è entrato nel merito delle consulenze per strutture private, e ha sottolineato che il Governo non ritiene pertanto necessarie iniziative legislative in questo ambito. Per il momento, quindi, vengono esclusi interventi nel settore, ma continuiamo la vigilanza su eventuali interventi strumentali, volti a penalizzare una sanità privata che invece conferma un’attività insostituibile di qualità ed efficienza nel Servizio sanitario del nostro Paese.