Sentenza obbliga medico informare chiaramente il paziente”

4 settembre 2013

Corte di Cassazione sancisce che il malato, che si sottopone a un'operazione (leggasi qualsiasi prestazione sanitaria), deve essere informato in modo chiaro da parte del medico e la firma del modulo di consenso informato non basta ad assolvere a tale obbligo in capo all’operatore.

La Sentenza ricorda ai medici il dovere di un rapporto personale con il paziente in procinto di andare in sala operatoria, il quale ha il diritto di avere le informazioni sui rischi dell'operazione con un linguaggio che tenga conto anche del suo grado culturale. Il sì di chi deve sottoporsi ad un intervento deve essere pienamente consapevole e cioè basato su informazioni dettagliate fornite dal medico sulla portata dell'intervento, sui suoi rischi e sulle possibili conseguenze negative.

Per questo la Cassazione ha annullato in parte la sentenza con la quale la Corte d'appello di Roma aveva rigettato la richiesta di un avvocato, che peggiorato nella vista dopo un intervento con il laser agli occhi, aveva chiesto il risarcimento dei danni al chirurgo, anche sostenendo che questi non lo aveva informato della possibilità di un esito negativo. I giudici gli avevano dato torto perché avevano ritenuto che l'uomo avesse in realtà dato un "consenso cosciente", visto che aveva sottoscritto un foglio contenente l'informativa sull'intervento e che trattandosi di un avvocato era presumibile che avesse vagliato tutte le conseguenze prima di apporre la sua firma. E non avevano dato così peso alla circostanza riferita dal paziente che quel modulo gli era stato fatto firmare nella penombra della sala d'attesa da una segretaria del medico, senza che gli venisse data alcuna informazione sui possibili rischi dell'intervento.

La Cassazione invece ha ritenuto un «diritto fondamentale» di ogni individuo «ricevere le opportune informazioni sulla natura e i possibili sviluppi del percorso terapeutico cui può essere sottoposto, nonché delle eventuali terapie alternative»; e riaffermando che il sì del malato alle terapie deve essere «reale e effettivo», non può essere «presunto», e che è «onere del medico provare di aver adempiuto» all'obbligo di informarlo. In aggiunta, nel dare spiegazioni, avvertono i supremi giudici, il medico deve tener presente il livello culturale del paziente, usando un linguaggio «che tenga conto del suo particolare stato soggettivo e del grado di conoscenze specifiche di cui dispone».

La sentenza ricorda anche che del consenso informato si è occupata la Corte Costituzionale (Sent. 438 del 23.12.2008 - allegata) perché si configura come un vero e proprio diritto fondamentale della persona, fondato sull'articoli 2, 13 e 32 della Costituzione. Merita, dunque, una tutela che può essere assicurata solo dal rapporto diretto con il medico curante. E il medico ha l'onere di provare di aver assolto bene il suo ruolo dando informazioni dettagliate e comprensibili.